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10.02.2007 - 2007-10-02 TURIN: Stadio Delle Alpi / Police, il trionfo annunciato dei diavoli incalliti...
Police, il trionfo annunciato dei diavoli incalliti...

Il bianco e il biondo prevalgono sulle testoline laggiù, annegate nell'enormità di un palco incorniciato da una corona di luci bianche e da molti maxischermi. Sono tre uomini orgogliosamente soli, che non hanno bisogno di addendi e aiutanti perché ognuno di loro deve mostrare al mondo (e agli altri due) quanto è ganzo. Sting, Andy Summers, Stewart Copeland, riuniti come un quarto di secolo fa nei Police, hanno lasciato ieri il loro fuggevole segno in Italia; sono state due ore piacevoli, trascinanti, di concerto qui allo stadio Delle Alpi di Torino, coronate da un successo eclatante. Una serata d'autunno ancora sopportabile, che non ha congelato le oltre 65 mila persone arrivate da tutta Italia alla ricerca di un suono e di canzoni del passato, ma che per molti versi restano attuali, contemporanee, non foss'altro perché Sting - che non è mica scemo - ha continuato a portare a spasso nel mondo questi stessi titoli con la propria band, rendendoli familiari a coloro che nell'epoca Police non erano neppure nati.

Non c'è stato tanto un elemento sorpresa, quanto piuttosto la frizzante riconferma dell'abilità dei tre incalliti individualisti, nel mescolare e confondere il talento di ciascuno: Sting, il bello con il cervello, in total black, muscoloni che stringono il basso d'epoca Fender con il quale gioca disinvolto in abilità, voce in gran spolvero nel giorno del suo compleanno; Stewart Copeland, lo spilungone intelligente, che maneggia la batteria con un'arte felice e feroce che si è migliorata nel tempo (vedere la performance alle percussioni in 'Wrapped Around Your Finger'); la chitarra di Andy Summers è provetta, anche se a volte esagera un po'.

La serata comincia con 'Get Up Stand Up' di Marley, a rimarcare un antico legame di questi tre bianchi con il reggae che fece la loro fortuna; ed è subito 'Message in a Bottle' tiratissima, con coro dello stadio, poi la complessa architettura di 'Synchronicity II', con furore di tamburi; la strada scelta è di accentuare la contemporaneità del repertorio con tutte le astuzie a disposizione. Sting saluta e presenta i compagni, e in una luce azzurra 'Walking on the Moon' in reggae dà il via a una rimarchevole carrellata in effetti assai migliorata rispetto al già buon debutto di Vancouver. La riscrittura complessa e sofisticata di pezzi come 'When The World is Running Down' (quasi barocca), la jazzeria elegante di 'Driven to Tears', il ritmo sincopato di 'Hole in My Life' con la citazione di 'Hit the Road Jack' (un successo di Ray Charles nel 1961), l'allegria ragionata di 'Every Little Thing She Does is Magic' e 'De Do Do Do De Da Da Da' mostrano che i tre riuniti si divertono, si arricchiscono anche artisticamente. Non c'è mai freddezza, e l'abilità collettiva sta nel riempire ogni spazio sonoro senza (quasi) mai prevedibilità, con aperture armoniche spesso impreviste sui brani più famosi: il tutto sorretto da uno Sting molto in palla pure sul piano vocale. A tratti, sembra uno dei suoi concerti solisti, però con una band dotata di attributi.

L'appeal della loro immagine sta anche nel fatto che i tre hanno sì una certa età, ma hanno cominciato tardi, finendo nella generazione successiva ai grandi Dinosauri del rock come gli Stones, e mettendosi dunque al riparo da battutacce e perfino, direi, nostalgia. I Police sono più o meno coetanei dei Genesis (Summers ha addirittura l'età di Jagger) ma nella percezione generale sono assai più freschi: perché collegati alla meraviglia che suscitarono nel post punk, quando la dissoluzione dei suoni e delle idee si scontrarono con questi tre personaggi alle prese con una musica che si poteva nuovamente godere, con anche una pretesa di intellettualismo sconosciuta fino a quel momento.

Non si può abbandonare la serata di ieri senza almeno ricordare che avevano aperto (nell'indifferenza generale) il figlio di Sting, Joe Sumner, con i suoi Fiction Plane; e prima l'Ensemble della Notte della Taranta (per l'occasione con la voce di Raiz) invitato da Copeland che ne è stato per una stagione il coordinatore a Melpignano, nel 2003. Gran nerbo e bravura, con un ritmo così particolare che avrebbe fatto fortuna in ogni Paese che ne fosse stato titolare, ci hanno ricordato con la loro fatica entusiasta quanto siamo provinciali noi italiani, maldestri nell'esportazione di musica, e capaci solo di affezionarci in massa al reggae altrui.

© La Stampa by Marinella Venegoni
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